uno, nessuno, centomila: sociologia dei new media.

Un sociologo di chiara fama ha pubblicato una ricerca da cui ha tratto i seguenti insight:
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Gli incontri su Internet spesso non durano perché le persone finiscono per scegliere partner non adatti e creano legami emotivi prima di incontrarsi faccia a faccia.
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"Non si può mai pensare che le cose siano come sembrano online. Solo perché scrivono una bella frase, non significa che gli uomini siano Mr. Right": gli uomini usano il concetto di "rete", inviando email a dozzine di donne e sperando che una possa rispondere.
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"Pochi per esempio dicono 'guarda, sono un alcolizzato di mezza età che è stato sposato cinque volte, prendimi'. Tendono a presentarsi come un buon affare".
Bella scoperta. La rete non cambia la natura umana. La rete, se mai, la amplifica. Il "gioco di ruolo" connaturato nelle logiche di relazione della società moderna mette in contatto "personaggi" (va di moda dire "avatar": termine che indica le incarnazioni divine nella religione induista) e non "persone".
Avvicinarsi agli altri, instaurare dei rapporti, contiene sempre, quindi una componente irrazionale. In questo senso mi ritorna nuovamente in testa la morale di Zygmunt Bauman.
Se credete che queste modalità relazionali e le loro conseguenze siano un'invenzione di internet vi consiglio di rileggere qualche scritto di Pirandello sulla disgregazione dell'io. In particolare questo del 1900:
"Il nostro spirito consiste di frammenti, o meglio, di elementi distinti, più o meno in rapporto tra loro, i quali si possono disgregare e ricomporre in un nuovo aggregamento, così che ne risulti una nuova personalità, che pur fuori dalla coscienza dell'io normale, ha una propria coscienza a parte, indipendente, la quale si manifesta viva e in atto, oscurandosi la coscienza normale, o anche coesistendo con questa, nei casi di vero e proprio sdoppiamento dell'io. [...] Talché veramente può dirsi che due persone vivono, agiscono a un tempo, ciascuna per proprio conto, nel medesimo individuo. Con gli elementi del nostro io noi possiamo perciò comporre, costruire in noi stessi altre individualità, altri esseri con propria coscienza, con propria intelligenza, vivi e in atto."
Uno, nessuno, centomila: et voilà ecco i social media.



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