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Uno, nessuno, centomila (2): giovani cinesi innamorati online

di Giovanni (23/05/2008 - 16:53)

Proseguo nel discorso impostato nel precedente post.

 

Sono convinto che il distacco fra "persona reale" e "personaggio" non sia una invenzione di Internet ma della società moderna, in particolar modo quella Europea, così ben descritta dal concetto di modernità "liquida" in cui i riferimenti valoriali si perdono e le relazioni interpersonali diventano assai volatili.

 

Ho scoperto però una ricerca interessante proveniente dal Nuovo Mondo cinese.

 

Secondo un sondaggio Northeast China Normal University, realizzato del Dicembre 2007 il 90% degli studenti universitari cinesi pensa che "l'amore su Internet"  sia un modo soddisfacente di soddisfare i loro bisogni emozionali.

 

Il 38% ha rivelato che loro conoscenti vivono storie d'amore online.

 

"Abbiamo troppe pressioni quando ci innamoriamo nel mondo reale, ma i bisogni emozionali interni possono essere soddisfatti meglio attraverso una relazione online"

 

Per il 38% dopo una relazione virtuale è molto probabile svilupparne una reale. Solo l'11,6% ha un'attitudine negativa sull'amore online.

 

 "The Internet is becoming a much more popular medium for young people to express their feelings and satisfy their emotional needs," ha detto Sun Caiping, professore alla  Northeast China Normal University .

 

Possiamo pensare che nella società dei giovani cinesi i vincoli imposti da società, cultura e stato siano tali che, come da loro dichiarato, solo su internet riescono ad essere "se stessi".

 

Possiamo anche pensare, però, che nella società Europea, nonostante la sua apparente libertà sociale e il benessere economico, le persone si sentano ogni tanto altrettanto vincolate ed oppresse dal sistema e non sentano più reale il "personaggio" che sono chiamati a vivere (quello che lavora 10 ore al giorno, che si è sposato 5 volte, che spende i propri soldi con poca consapevolezza, spinto da processi consumistici) e ricerchino più verità nei personaggi "virtuali".

 

Potremmo raggiungere una conclusione, quindi, che va in senso diametralmente opposto rispetto a quanto affermato dallo psicologo Bambling citato nel precedente post: Internet starebbe effettivamente aiutando le persone che vivono questa modernità liquida a ritrovare una nuova dimensione di socialità molto meno "virtuale" di quella a che sono costretti a vivere ogni giorno.

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