Democrazia Digitale
Il 10 Ottobre avrò l'occasione di partecipare ad un consesso di autorevoli esperti, filosofi, professori, massmediologi, blogger, comunicatori sul tema della Democrazia Digitale. Ne riparlerò spesso nelle prossime settimane.
Mentre cerco di far mente locale su qualche cosa di intelligente da dire in quel contesto (il mio povero neurone sta girando un po' a vuoto... :) ) ripasso un po' di frasi che ho raccolto nelle ultime settimane sul tema. Non aggiungo commenti (per ora).
"Arriva Chrome: in questo momento l'utente Internet è libero di dire qualsiasi cosa.... basta che lo dica a Google"
"L'Establishment dei Top Brand mondiali del largo consumo non è stato toccato dalla rivoluzione digitale: beviamo Coca-cola, mangiamo pasta Barilla, mandiamo giù e ci tira sù il caffè Lavazza, i nostri bambini portano pannolini Pampers.... Da una RIVOLUZIONE, da un nuovo POTERE dei consumatori, mi sarei invece aspettato un vero cambio della guardia..."
"Siamo nell'era delle Informazioni: chi ha l'informazione ha il potere.... la gente ha libero accesso alle scenette di Zelig su Youtube, ma le informazioni sensibili ce le hanno i partner di Facebook!!"
"Come si conciliano due (quasi) monopoli come Microsoft e Google con concetto stesso di Democrazia? Noi utenti non possiamo che fidarci del motto 'don't do evil' "
MA ANCHE
"L'utente 2.0 ha i superpoteri che prima erano della marca"
"Una parte evoluta della società ha sviluppato grazie ad internet una infedeltà ai brand grazie alla quantità di informazioni a sua disposizione, fenomeno che sarebbe stato impossibile nel recentissimo passato"
"Wikipedia è la più grande innovazione mediatica nella storia dell'umanità"
Societing
Arrivo un po' in ritardo a dire la mia sul libro di Fabris che mi ha piacevolmente allietato e solleticato le sinapsi quest'estate (qui il blog ufficiale ahimè un po' "statico") .
Ricomincio da dove ha abbandonato la sua riflessione Mauro Lupi nel suo blog riprendendo da lì (cut&paste) il mio commento.
Anche secondo me la "pars costruens" del libro è sicuramente il suo punto debole: da "addetto ai lavori" forse mi sarei aspettato un approfondimento maggiore proprio del mezzo Internet e dei paradigmi utilizzabili nella comunicazione online...
In ogni caso, riguardo alla domanda posta da Mauro sulla quantificazione del consumatore postmoderno, non ho potuto non notare quanto il fenomeno così come descritto da Fabris (che sicuramente ha un respiro molto più ampio) trovi una corrispondenza molto forte nel lavoro che stiamo portando avanti come Osservatorio Multicanalità, sul cui blog spero di possa continuare la riflessione (Andrea R U there?).
Proprio i riferimenti alle caratteristiche del consumatore post-moderno, che vive un rapporto autonomo e laico con la marca, in continua ricerca di uncontatto diretto con il mondo della produzione e scarso fruitore di televisione, avvicinano questo profilo a quello di quello che in quella sede avevamo chiamato del Consumatore Reloaded.
Potremmo definire il Consumatore Reloaded come "il nocciolo duro del post-modernimo in Italia"?
5,5 milioni di persone (giovani e adulti, uomini e donne) che, fra l'altro, pesano per 13% degli acquisti a scaffale.
La cosa che più mi piace è la comunanza di visione quando Fabris insiste sul concetto che il passaggio d'epoca vede comunque sopravvivere e convivere i paradigmi caratterizzanti le epoche precedenti.
Infatti l'ormai vecchio "Consumatore Moderno" (se mi si concede l'ossimoro), come da lui descritto, potrebbe essere identificato con il cluster degli Esclusi (per lo più anziano e grande fruitore di televisione, in cui riscontriamo gli stilemi del "classico" rapporto fedele e consolidato con la marca): beh stiamo sempre parlando di un 20% della popolazione Italiana.
Comunque vedremo la ricerca 2008 che tipi di trend individuerà nel cluster per me più interessante, quei "Tradizionali Coinvolti" che possono facilmente scoprirsi "post-moderni" o Reloaded.
Sicuramente la ricchezza e la completezza di Societing, rappresentano un lavoro da tener presente anche nel momento in cui andremo, come Osservatorio a interpretare i dati del 2008.



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